Nella città degli smartphone Huawei sfida Apple e Samsung

Viaggio nel campus di Shenzen, dove l’azienda cinese elabora strategie e modelli per arrivare al primo posto tra i produttori mondiali di telefoni. Tra laghetti e laboratori di ricerca hi tech

BRUNO RUFFILLI
INVIATO A SHENZEN

«A Shenzen ci sono sette donne per ogni uomo», dice Lin. Sotto il cielo lattiginoso indossa un abitino avorio, sfida il caldo autunnale con una giacca nera, cammina sicura nelle sue décolleté nonostante il tacco impegnativo. Chatta in continuazione, risponde alle mail, muove veloce le dita sullo schermo del telefono. Marchiato Huawei: siamo infatti nel quartier generale del più grande produttore cinese di smartphone, terzo nella classifica globale dopo Samsung e Apple («Ma non è vietato usare apparecchi di altre marche»).

UNA CITTÀ NELLA CITTÀ

Il campus Huawei è una città nella città, dove lavorano quasi 50 mila persone. Ci sono strade e parchi, un laghetto con cigni neri che arrivano dall’Australia, 3200 appartamenti di diverse dimensioni destinati ai dipendenti. «Io vivo qui, arrivo in ufficio in una ventina di minuti a piedi, mentre se abitassi in città mi servirebbe almeno un’ora e mezza», spiega Lin. Nel quartier generale si incrociano persone da ogni parte del mondo e si parla correntemente inglese, oltre al cinese. C’è anche un’università interna, dove i corsi sono equiparati a quelli degli atenei statali.

DA VILLAGGIO A METROPOLI

Shenzen, nella regione meridionale del Guangdong, è la Silicon Valley della Cina, il luogo dove le idee di startup e inventori diventano gadget pronti per il mercato. Era un villaggio di pescatori, in trent’anni è diventata una megalopoli con dieci milioni di abitanti, che arrivano a quindici in autunno, quando le fabbriche assumono manodopera da tutta la Repubblica Popolare per affrontare le ordinazioni in vista della stagione natalizia. Proprio accanto alla città di Huawei si estende il gigantesco complesso di Foxconn, dove nascono iPhone, PlayStation e tanti altri gadget hi tech. Dei tremila e passa produttori di smartphone cinesi, il 90 per cento hanno sede qui: sono perlopiù piccole e medie aziende che lavorano su progetti generici da personalizzare con il design e il logo dei committenti e che possono contare su personale abbondante, ottime infrastrutture, un porto che è il terzo al mondo per traffico. E su sostanziosi incentivi fiscali, perché Shenzen è una delle prime aree della Repubblica Popolare ad aver beneficiato dello status di Zona Economica Speciale, nel 1980. Hong Kong è a meno di un’ora in auto, e i controlli al confine non sono così severi.

SOCIALIZZARE

L’ultimo numero della rivista aziendale Huawei People ha una copertina da socialismo reale, con operai sorridenti disposti in una spirale che diventa una galassia. All’interno, oltre a esempi di successo e consigli su come costruire strategie vincenti, ci sono i resoconti di corsi di calligrafia, open day con la famiglia e barbecue aziendali. Curiosa l’iniziativa del Pranzo Random: ci si iscrive a una lista, e poi un computer sceglie un partner a caso. Serve per avvicinare i nuovi assunti ai dipendenti più anziani, aiutarli a orientarsi nell’azienda e magari a far nascere amicizie e rapporti professionali, utili a rinforzare lo spirito dell’azienda. Ma da Huawei sono attenti anche a evitare gruppi e clan, così a condurre l’azienda sono tre Ceo: ognuno è in carica per sei mesi, poi passa la mano all’altro. Meno stress per il capo, meno correnti e lotte intestine tra quadri e dirigenti.

GIOVANISSIMI

Il campus Huawei è pulito ed efficiente, con tanto verde e un’infinità di addetti alla manutenzione, giardinieri, sorveglianti, hostess. Affollatissime le mense: si pranza presto, in Cina, e la pausa dura mezz’ora. «Abbiamo tutto, ci sono anche due centri medici e i supermercati per comprare quello che ci serve», spiega un’altra impiegata, giovanissima. A Shenzen l’88 per cento delle popolazione ha tra i 15 e i 59 anni. Va mai in città? «Qualche volta, nel weekend, ma spesso torno dai miei genitori, a duecento chilometri da qui». L’azienda ha da poco trasferito le fabbriche di smartphone e tablet a un centinaio di chilometri dal campus, nella zona dei laghi; anche Foxconn ha spostato verso l’interno del Paese alcune catene di montaggio. Nasceranno nuove Shenzen, con aeroporti fantascientifici, grattacieli per alberghi di lusso e quartieri dormitorio per ospitare gli operai.

 

VERO O FALSO?

Intanto qui la sera le strade si svuotano presto e davanti ai locali più esclusivi si vedono Rolls Royce e Ferrari; le biciclette proletarie esistono ancora, ma sono sempre più numerosi gli scooter elettrici. Tra le attrazioni per turisti c’è Window Of The World, un mondo in miniatura, con 130 riproduzioni di monumenti famosi, come la Torre Eiffel e il Colosseo. Poi viene il Fake Market, dove ogni oggetto originale ha il suo clone. A curiosare tra i tanti mercatini hi tech si trovano centinaia di venditori di iPhone, quello vero, ma anche imitazioni di qualità più o meno buona. Il migliore, che si può avere per una settantina di euro, non solo è identico all’originale all’esterno, ma adotta una versione di Android ridisegnata per assomigliare al sistema operativo di Apple, e addirittura si collega a un falso App Store per scaricare false app che funzionano come quelle vere.

LA SFIDA

Fondata nel 1987 da Ren Zhengfei, ingegnere nell’esercito cinese, Huawei all’inizio costruiva centraline telefoniche smontando i prodotti più venduti per riprodurli a prezzi concorrenziali. Ai telefoni è arrivata come uno dei tanti produttori per conto terzi, poi ha presentato apparecchi col proprio marchio: nel 2015 conta di venderne oltre 100 milioni in tutto il mondo anche con Honor, il nome con cui affronta la fascia più bassa del mercato. Rispetto allo scorso anno,in Europa la crescita è del 98 per cento , concentrata soprattutto sui modelli di gamma media e alta. «Vogliamo diventare il primo costruttore di smartphone», spiega un dirigente. «Come faremo? Puntando alla qualità più che alla quantità: siamo passati da 75 modelli a 20, abbiamo aperto 16 centri di ricerca, in Europa, Stati uniti, Cina, Giappone, India. Alla ricerca e sviluppo destiniamo un decimo del ricavo annuale, e siamo primi al mondo per numero di brevetti: 3442 nel 2014».

I numeri
170.000
I dipendenti Huawei; solo nel campus di Shenzen lavorano poco meno di 50 mila persone.
100 milioni
Le previsioni di vendita per il 2015: l’azienda cinese è al terzo posto tra i produttori globali di smartphone.
10,9 %
Il mercato italiano di Huawei. Tra gli smartphone di fascia alta (come il Mate S) la percentuale sale al 27,9 per cento.
16
I laboratori centri di ricerca in tutto il mondo. Huawei spende in ricerca e sviluppo il 10 per cento del fatturato annuo
98 %
La crescita delle vendite di smartphone Huawei in Europa rispetto allo scorso anno.

N ESEMPIO DA SEGUIRE

Se non bastassero i numeri, la conferma dell’importanza di Huawei arriva ora da Google, che con l’azienda cinese ha realizzato il Nexus 6P, il modello di come a Mountain View immaginano i terminali Android: display grande, struttura in metallo, lettore di impronta digitale, ottima fotocamera, design originale («Non volevano l’ennesima copia dell’iPhone»). Interpellata per ultima, Huawei ha vinto, ma avrebbe potuto far di più: nel Nexus 6P il chip è di Qualcomm, uno dei maggiori produttori per il mercato mobile, anche se a Shenzen da anni progettano e realizzano processori per i loro smartphone col marchio HiSilicon, per ottimizzare prestazioni e durata della batteria e non essere costretti a dipendere da altri per la fornitura di un componente chiave. Un chip HiSilicon molto avanzato si trova ad esempio sul Mate S, il nuovo top di gamma.

IL PARADOSSO

I terminali rappresentano il 26 per cento dei ricavi, contro il 7 per cento delle soluzioni per aziende: la maggior parte del fatturato viene dalle infrastrutture per le telecomunicazioni, dove Huawei è prima al mondo. Dopo la fine di Nokia e la scissione di Sony-Ericsson, è oggi la sola azienda che produce allo stesso tempo gli smartphone e tutto quello che serve per farli funzionare, ma la sua supremazia nel settore delle reti desta qualche preoccupazione, ad esempio negli americani, secondo i quali le apparecchiature Huawei potrebbero essere utilizzate dal governo cinese per controllare le comunicazioni negli Usa. A Shenzen non sembrano preoccupati delle polemiche: “Il nostro scopo è far comunicare il mondo”, dicono. Il paradosso della nuova Cina è tutto qui: da una parte un’azienda che nasce e si sviluppa con la libera circolazione dei dati, dall’altra un governo che censura internet e impedisce di accedere a Facebook e Twitter, ma pure alle mappe di Google e al New York Times.

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